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N° 001 - 2009 - Varia

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Nadège Picauron

I libri italiani nelle collezioni patrimoniali della Bibliothèque Municipale di Tolosa

Abstract

Almost two years of research and collaboration permitted to highlight the ancient Italian collection of Fifteenth, Sixteenth and Seventeenth centuries of the Public Library of Toulouse. More than 1100 books, including 132 incunabula and numerous remarkable publications, are thus revealed in an index catalogue. It constitutes a new means of information, enriching for the academic research. About fifty illustrated index cards, representative of the collection, were selected in order to introduce general public or ancient book lovers to a rich Italian heritage.

Riassunto

Circa due anni di ricerche in collaborazione hanno permesso di mettere in evidenza il fondo antico di quattrocentine, cinquecentine e seicentine conservato presso la Bibliothèque Municipale di Tolosa. Così, oltre 1100 opere, fra le quali 132 incunaboli e numerose stampe di notevole interesse, sono state registrate in un catalogo. Esso costituisce un nuovo mezzo di informazione molto ricco per la ricerca universitaria. Una cinquantina di schede illustrate, rappresentative del fondo, sono state selezionate al fine di far scoprire, sia al grande pubblico che agli amatori di libri antichi, un ricco patrimonio italiano.

Testo integrale

1Questa presentazione del catalogo dei libri stampati in Italia e conservati nella Bibliothèque Municipale di Tolosa dal XV al XVII secolo è realizzata nell’ambito di uno studio di ricerca svolto da Nadège Picauron presso l’Università di Tolosa (Toulouse II-Le Mirail). A breve, questo catalogo sarà consultabile a Tolosa, nella Bibliothèque Municipale (sala « patrimonio scritto ») e in rete (http://www.bm-toulouse.fr). Proponiamo qui uno studio che mira in particolar modo ai libri stampati in Italia nel XVI secolo, corredato in rete di notizie bibliografiche con descrizioni e accompagnato da un campione di riproduzioni di una cinquantina di opere rappresentative.

2Per capire meglio il contesto di queste collezioni e il motivo per il quale queste opere in italiano si trovano oggi nella Bibliothèque Municipale di Tolosa, ricorderemo, in questo articolo, le origini delle collezioni patrimoniali della biblioteca e cercheremo di capire come e quando questi esemplari vi sono arrivati.

3Successivamente, preciseremo le principali informazioni su queste collezioni italiane e spiegheremo in che modo sia stata effettuata la selezione delle opere schedate1.

Origini delle collezioni patrimoniali della Biblioteca di Tolosa

4Le collezioni patrimoniali della Bibliothèque Municipale di Tolosa (più di 80.000 opere già prima del 1815) provengono, come per la maggior parte delle biblioteche pubbliche francesi, dalle biblioteche di istituzioni e di privati, alcune delle quali risalgono alla prima metà del Medioevo, e sono state sequestrate nel 1789 per essere messe a disposizione del pubblico.

5Durante il periodo medievale i conventi tolosani (Agostiniani, Domenicani, ecc.) avevano già costituito alcune belle collezioni che si sono arricchite durante il periodo successivo. Il XVI, XVII e XVIII secolo hanno nutrito, con la nascita di nuovi ordini (quali i Minimi, stabilitisi a Tolosa nel 1503) o di istituti a scopo educativo (come i collegi), numerosi fondi, più o meno importanti, che non hanno smesso di svilupparsi fino alla Rivoluzione, e sono stati destinati ad un pubblico scelto di lettori. I bibliofili privati non erano da meno; ritroviamo infatti anche molti libri appartenuti a grandi nomi della società tolosana o a semplici amatori di libri e di lettura che sono rimasti anonimi, la cui generalità o professione non è nota.

6L’arricchimento di queste biblioteche, istituzionali o private, avviene secondo acquisti regolari presso vari librai (a Tolosa, in Francia e all’estero), ma anche tramite aste pubbliche. Queste si sviluppano soprattutto a partire dal XVIII secolo e permettono di trovare titoli ed edizioni ormai esaurite nelle case dei librai.

7Anche se le istituzioni di origine sono i conventi, si tratta realmente di collezioni enciclopediche riguardanti tutto il campo del sapere: infatti, gli insegnamenti dei collegi trattano tanto di religione quanto di storia, di geografia, di scienze e la presenza dell’Università, in particolare delle facoltà di giurisprudenza e di medicina, spiega il numero notevole di volumi giuridici o medici.

8In seguito al raggruppamento di queste collezioni nel 1789, nel 1806 è stata creata la Bibliothèque Municipale che venne accorpata nel 1866 all’altra grande biblioteca della città, quella del clero, per diventare la Grande Bibliothèque de Toulouse. Nel frattempo, le collezioni sono state frequentemente arricchite, incrementate, elencate, valorizzate e constano, oggi, di 150.000 documenti anteriori al 1900, il che colloca la bibloteca al quinto rango nazionale.

I libri italiani nelle collezioni

9È in questo contesto che occorre ristabilire la presenza importante di libri italiani in una città come Tolosa, seppure lontana dalla penisola. Difatti i libri relativi all’Italia con riferimento ad argomenti o ad autori italiani e i libri stampati in Italia sono numerosi. Bisogna sottolineare l’importanza di alcune città italiane nel campo della storia del libro europeo dal Quattrocento al Settecento e ricordare che l’Europa Letteraria è esistita veramente dal Rinascimento ai Lumi. Inoltre il viaggio in Italia e la corrispondenza con i letterati italiani sono state tappe fondamentali per gli appassionati di lettere, arte o scienza. Per questo, è interessante analizzare più precisamente la provenienza delle edizioni italiane nel fondo della biblioteca di Tolosa e, a tal proposito, la selezione dei titoli proposti nel sito è rappresentativa del resto del fondo.

10Innanzitutto, si nota che, con le opere provenienti da biblioteche istituzionali, come la Biblioteca dei Minimi (Minimes), il fondo si è arricchito nel 1643 con i libri lasciati in eredità da Monsignor Henri de Sponde: il 7% delle opere della biblioteca dopo il 1643 è in italiano (terza lingua rappresentata dopo il latino e il francese). Un’altra biblioteca istituzionale di grande importanza – sia per il fondo antico generale che per la quantità di opere italiane – è la Biblioteca del Clero. Fondata nel 1775 grazie a un dono del reverendo Benoît d’Héliot (1695-1779), alla fine dell’Ancien Régime raccoglieva 14.000 volumi. Il reverendo Héliot, grande ricercatore di libri, aveva partecipato a numerose aste pubbliche e visitato altre librerie, per costituire una collezione davvero notevole. D'altra parte, anche Jacques Vanière aveva donato al Collegio dei Gesuiti di Tolosa la propria collezione privata2.

11Nel Cinquecento e soprattutto nel Seicento, numerosi laici privati avevamo cominciato a circondarsi di libri tra cui opere relative all’Italia. Possiamo citare François de Maynard (1582-1646) di cui conosciamo almeno cento opere, tra le quali quasi un quarto è in italiano o tratta dell’Italia; oppure Pierre Deganeau, farmacista a Cahors, che in quanto scienziato aveva acquistato almeno due titoli di medicina stampati a Venezia ma anche altri cinque in italiano e su tematiche riguardanti l’Italia, per nutrire la propria conoscenza e curiosità.

12Va pure citato Jean-Jacques Lefranc de Pompignan (morto nel 1784): un poeta, bibliofilo e amatore di musica. Egli aveva costituito un’impressionante collezione di oltre 26.000 volumi (cifra di riguardo per quell'epoca), che venne acquistata dopo la sua morte dagli Stati di Linguadoca sotto l’impulso dell’arcivescovo Loménie de Brienne, per essere poi aggiunta al resto della biblioteca dell’antico Collegio dei Gesuiti.

13Anche Lefranc de Pompignan aveva frequentato assiduamente le aste pubbliche ed i suoi acquisti non smentiscono il suo interesse per i libri italiani (del XVIII, del XVII e anche del XVI secolo), soprattutto all’epoca dell’asta delle opere del reverendo Petricini nel 1759 e di quella del conte di Vence nel 1760, che annoverava opere di storia o di argomenti bellici.

14L’analisi della provenienza di queste stampe italiane conservate alla Bibliothèque Municipale di Tolosa ci ricorda che i bibliofili nel Cinquecento cercavano di acquistare opere estere tramite librai, ma anche, forse, di consultare volumi rari grazie agli scambi tra proprietari di biblioteche. Questo dimostra anche che il libro italiano del Cinquecento è stato molto ricercato per secoli. Dall’analisi delle aste pubbliche, e soprattutto di quelle a cui Lefranc de Pompignan aveva partecipato, possiamo evincere la lista dei libri che venivano acquistati, da chi e anche a quale prezzo: per tutto il Settecento sono stati effettuati scambi e vengono cercate le edizioni italiane perché viene riconosciuta la qualità editoriale e tipografica, nonchè quella intrinseca del testo che, a volte, non veniva sempre ristampato. Il posto dei libri italiani nelle collezioni patrimoniali della Bibliothèque Municipale di Tolosa è dunque rilevante.

I libri italiani della Bibliothèque Municipale di Tolosa

15Per riportare alla luce questi libri italiani da tempo dimenticati, è stato dunque creato un catalogo che riordina, in modo non esaustivo, le opere stampate in Italia nel Quattrocento, nel Cinquecento e nel Seicento della Bibliothèque Municipale di Tolosa. Questo catalogo mira a promuovere il patrimonio scritto italiano della città.

16Questo fondo consta di 132 incunaboli e di più di 620 opere del Cinquecento, ovvero quasi 752 volumi stampati in Italia. Per quanto riguarda il Seicento, le opere individuate fino ad oggi sono quasi 500. Per l’elaborazione di tale catalogo, vari criteri pertinenti sono stati selezionati per mettere in luce varie informazioni su ogni libro.

17Il catalogo è organizzato come segue: inizialmente, vengono elencati gli incunaboli e successivamente i libri del Cinquecento e del Seicento. Le ricerche su questo catalogo possono avvenire secondo diversi parametri: tramite l’impronta del libro, il titolo, il nome dell’autore, la città di stampa, tramite l’autore secondario, l’editore scientifico, lo stampatore o il libraio. I dati sull’ex-libris, la rilegatura, la lingua, l’argomento o ancora il numero di foglietti o di pagine, danno informazioni più precise che permettono di approfondire le ricerche degli studiosi. Attraverso questo campione di titoli selezionati, si è voluta rendere al meglio la diversità delle opere che svela un passato culturale abbondante e vario.

18In base a questo catalogo, viene descritto in questo primo numero della rivista Line@editoriale un campione di una cinquantina di opere. Questo campione è stato elaborato in modo tale da essere il più rappresentativo possibile dell’insieme del fondo e le analisi effettuate sono state illustrate da istogrammi significativi. Le seguenti statistiche sono state stabilite allo scopo di portare alla luce le opere contenute nel catalogo con particolare attenzione alle città più importanti.

Fig.01

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diagramma 1

La selezione di cinquanta opere

19Uno dei criteri scelti è ovviamente quello del paese di stampa, ovvero l’Italia, anche se sappiamo che numerosi libri in lingua italiana o di autori italiani furono stampati all’estero, particolarmente a Ginevra, Lione, Parigi, ecc. Per affinare questa selezione, è sembrato imperativo scegliere la lingua delle opere. Limitandoci all’italiano, abbiamo perciò eliminato la maggior parte degli incunaboli italiani, dato che 123 dei 132 presenti sono in lingua latina, ovvero il 93%. Del rimanente, il 7 % è in greco, in ebraico o in lingua volgare3.

20Nel fondo del Cinquecento, invece, non vi è più la prevalenza della lingua latina. Occorre constatare che oltre la metà delle opere è scritta in "volgare", come si evidenzia dal grafico che segue. Esso giustifica pienamente la scelta di presentare, nelle nostre cinquanta schede, i libri stampati in italiano.

Fig.02

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diagramma 2

21La notorietà degli scrittori fiorentini e il dibattito sul volgare in Italia legittimano Firenze quale culla della seconda città dell’editoria italiana benché il latino faccia ancora sentire la propria influenza (qui il 29%) e si limiti all’erudizione intellettuale e ai testi religiosi.

Le città di stampa: Venezia e Firenze

22Una delle scelte più pertinenti è quindi quella della selezione delle città di stampa, strettamente legata alla scelta del tipografo. In quel periodo, le città sono anche riconosciute per il savoir-faire e la fama dei tipografi. Viene subito in mente Venezia e l’impresa familiare di Aldo Manuzio o di Giolito de’ Ferrari e la città di Firenze con i Giunti.

23Le statistiche del catalogo dei libri italiani della Bibliothèque Municipale di Tolosa rispecchiano ciò che ben conosciamo della vita letteraria del Rinascimento italiano concentrata nelle grandi città di Venezia e di Firenze4.

Fig.03

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diagramma 3

24La produzione delle case editrici di Venezia rappresenta da sola il 71% del fondo catalogato. Sui 441 volumi stampati a Venezia, 104 sono in lingua italiana. Contrariamente a quanto si possa pensare, Aldo Manuzio non è il tipografo più rappresentato in questa selezione. In effetti, egli pubblicava molte opere soprattutto in latino e in altre lingue, ma non particolarmente in italiano. La famosa famiglia dei Giolito ha un ruolo importante nel fondo tolosano in quanto rappresenta il più grande numero delle opere del Cinquecento che abbiamo catalogato. Tra gli autori stampati figura la maggior parte degli scrittori più famosi. Il ramo più importante del commercio dei Giolito è rappresentato dalle edizioni in lingua volgare con la stampa di 22 edizioni del Petrarca, 2 della Commedia di Dante, 28 del Decameron e altrettante dell’Orlando Furioso. D’altronde, come sappiamo, fu Giolito ad avere aggiunto, per la prima volta nel 15555, l’aggettivo Divina al titolo della Commedia. Egli raccolse inoltre diverse opere di scrittori che collocò per tematiche in volumi separati ma uniformi per i caratteri utilizzati.

Fig.04

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diagramma 4

25Le edizioni dei Giolito si distinguono per il simbolo ormai famoso della Fenice, con diversi motti6: i più frequenti, Semper eadem, Vivo morte refecta mea e De la mia morte eterna vita io vivo.

26Sarebbe stato poco esatto non selezionare alcune edizioni importanti della casa editrice di Aldo Manuzio, che svolgeva un ruolo fondamentale nella diffusione della cultura umanistica in Italia. Famoso è l’emblema del delfino, simbolo di agilità, che guizza attorno ad un’ancora, che rappresenta la stabilità e che circonda il nome « ALDVS » suddiviso in due sillabe, personificando il motto Festina lente. Dobbiamo ad Aldo Manuzio l’edizione di numerose opere importanti, ma anche i progressi tecnici nel campo della tipografia. Come sappiamo, egli fu il primo, nel 1501, ad adottare il carattere “corsivo”, nel momento in cui lanciava l’edizione di opere nel formato in octavo, un formato più piccolo, meno caro e più comodo da adoperare rispetto ai formati in quarto o in folio. La scelta giudiziosa delle opere da stampare, la ricerca erudita per trovarne il testo migliore e le attenzioni che conferiva alla stampa affinché avesse una qualità corrispondente al testo, non sono gli unici elementi che fecero la reputazione di Aldo Manuzio. Egli ha inoltre valorizzato l’arte tipografica con le belle edizioni che sono state prodotte dalla sua stamperia, grazie ai nuovi caratteri che aveva concepito e fatto incidere, e ha curato le sue edizioni nei minimi particolari – carta, illustrazioni, stampa – affinché fossero perfette.

27La strada degli scambi commerciali dell’Europa, dal mare Adriatico al Mediterraneo orientale, portava a Venezia, città che dominava le correnti economiche e ospitava una grande colonia di mercanti tedeschi. Basta dire che la stampa trovava allora riunite le condizioni geografiche ed economiche più favorevoli alla propria espansione. Occorre constatare inoltre che Venezia era la prima città al mondo nel campo dell’industria editoriale, sia per il potere di cui godeva sui mercati di libri, sia come sede famosa dell’arte tipografica. Gli stampatori e i librai veneziani avevano succursali e rappresentanti in tutta Europa quindi non è sorprendente ritrovare ovunque nelle biblioteche francesi come quella di Tolosa, questi libri stampati a Venezia.

28La tipografia di Venezia deve anche il suo successo a un insieme di fattori culturali. La città non era un centro universitario ma faceva parte di un nucleo di istituzioni libere che avevano come baricentro l’università di Padova. La fortuna della stampa veneziana non si deve soltanto agli elementi geografici, politici o culturali. Fin dall’inizio, il libro veneziano si impose per la sua qualità: ottima carta, eleganza del carattere, armonia della presentazione, raffinatezza delle illustrazioni, equilibrio degli inchiostri, qualità delle rilegature. Tutte queste ragioni spiegano perché oggi siamo dinanzi ad un ricco fondo di numerosi libri stampati.

29Nonostante Firenze rappresenti nel nostro fondo tolosano solo l’8% delle opere stampate in Italia nel Cinquecento, è tuttavia una presenza importante in quanto secondo centro editoriale dopo Venezia. Mentre in tutte le città italiane la stampa è stata portata da stranieri, Firenze è debitrice dell’industrioso genio di Bernardo di Cenni del Flora (1415-1498).

30Le edizioni fiorentine superano molte altre edizioni italiane, anche per la raffinatezza e la purezza dello stile. La famosa famiglia dei Giunti fu poi, per molti anni (1497-1570), l’unica casa editrice fiorentina.

Fig.05

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diagramma 5

31Sull’insieme delle nostre 49 opere stampate a Firenze nel Cinquecento, 26 sono in lingua italiana. Di questi 26 libri, 12 sono stati stampati dai Giunti. Antica famiglia di mercanti fiorentini dediti all’arte tipografica e alla libreria, i Giunti hanno avuto case editrici e negozi a Firenze, Roma, Lione, Londra, Salamanca, Burgos, ecc. La loro attività ha emulato quella degli Aldi, che hanno occupato, dopo di loro, il secondo posto in Italia. La casa editrice più prospera è stata quella di Venezia, fondata nel 1480 da Luca Antonio Giunti, in precedenza libraio a Firenze, luogo in cui era nato. Questa stamperia si occupava soltanto di edizioni latine e italiane. Per anni, i caratteri dei Giunti sono stati i principali e quasi gli unici a Firenze. La marca editoriale di questa stamperia è rappresentata dal giglio fiorentino, spesso sorretto da due putti che tengono i corni dell’abbondanza, con il motto7 Nil candidus.

32In quanto alla città di Roma, l’industria del libro rimase strettamente legata alla Chiesa e al desiderio di diffondere sempre più la sua influenza8. Poche sono le opere state stampate in lingua italiana, perché sembra che l’uso della lingua latina (e varie altre lingue straniere) corrispondesse al desiderio di diffondere l’influenza cattolica e rafforzare la fede cristiana ovunque nel mondo. Perciò, una stamperia per le lingue straniere si stabilì a Roma allo scopo di favorire la diffusione del Vangelo. A questo proposito, molti libri in lingua caldea e in arabo provengono dall’editoria romana.

Autori e temi 

33Osservando più attentamente questa selezione, emergono gli argomenti principali della letteratura del Cinquecento. Si nota che le opere con argomenti storici sono molto presenti.

34La passione degli eruditi tolosani per la storia è infatti notevole. Il 24% del fondo è costituito da racconti di guerra, fatti storici o biografie. Era un periodo in cui piaceva scrivere la storia del proprio tempo come sottolinea molte volte Ammirato Scipione nei suoi vari scritti (vedi nel catalogo la scheda Ammirato, 1600).

35Visto che il fondo della Bibliothèque Municipale è costituito dai fondi delle biblioteche di vari conventi, vi si trovano naturalmente libri religiosi stampati in Italia anche se poche opere sono state stampate in lingua volgare. Per gli intellettuali dell'epoca, le traduzioni in lingua volgare della Sacra Scrittura offuscavano la bellezza del latino e ne deformavano il significato sottile. Così, « […] la gente semplice rischiava di essere sviata dal dritto cammino e di lasciarsi trascinare verso l’eresia, l’inferno e la dannazione. Il doge doveva sapere che la stampa, flagello più temibile della prostituzione, meritava di essere proibita a Venezia »9.

36Ma grazie all’evoluzione della stampa, la diffusione dei testi diventò più importante e il pubblico si arricchì di nuove classi sociali. La volontà della cultura del Rinascimento italiano spiega anche lo sviluppo importante delle edizioni letterarie. Il Cinquecento desiderava divulgare libri indispensabili per il sapere europeo e, del resto, è questo il motivo per cui la loro presenza nelle biblioteche francesi appare rilevante. D'altra parte, ritroviamo in questa nostra selezione numerosi libri della letteratura cortigiana e cavalleresca. È vero che i lettori eruditi aspiravano a una lettura d’intrattenimento: la presenza di un’edizione del 1551 dell’Orlando furioso o ancora quella del Decameron ne sono una testimonianza significativa. Riscopriamo anche opere indispensabili come Il libro del Cortegiano e anche una delle prime edizioni di Aldo Manuzio del 1540 del Principe di Machiavelli.

37La commedia, altro genere di divertimento, è in voga nel Cinquecento come illustrano i testi di Sforza o di Parabosco. A questa dinamica culturale letteraria, il Vasari aggiunse una dimensione artistica grazie alle Vite de' più eccellenti Architetti, Pittori, et Scultori Italiani del 1568. Inoltre, abbiamo ritenuto opportuno selezionare opere di scienze mediche dovute a un grande medico del Rinascimento, Leonardo Fioravanti. I grandi umanisti tolosani cercavano infatti in Italia o nei libri italiani una cultura scientifica rigorosa così come godevano inoltre di una passione per le scienze tecniche.

38Va aggiunto in conclusione che la conservazione delle opere è generalmente ottima. La nostra selezione racchiude rilegature originali che testimoniano le tecniche e le competenze cinquecentesche. Ricordiamo che in questo periodo compare il formato in ottavo, ripreso e sviluppato da Aldo Manuzio per « […] divulgare largamente titoli di successo invece di fare conoscere titoli nuovi »10. Numerose opere di questa selezione ne testimoniano, con l’uso del carattere tipografico corsivo, una scrittura leggibile, fine e molto elegante che si adatta perfettamente al formato in octavo e permettono anche di valorizzare alcune incisioni su legno e su cuoio come ad esempio vari ritratti di Laura e Petrarca. Questa tecnica di incisione è stata rivoluzionata da Finiguerra Maso nel 1452 grazie alla sua invenzione del taglio dolce (incisione del metallo in cavo).

39Per concludere questa presentazione, per quanto riguarda il patrimonio scritto italiano, vogliamo mettere l’accento sulle prospettive offerte dal catalogo e la selezione, qui consultabile, di opere italiane conservate alla Bibliothèque Municipale. Ormai a disposizione dei ricercatori, la schedatura di questa cinquantina di volumi invita, speriamo, alla riscoperta degli altri quasi cinquecento libri stampati in Italia, significativi dei legami che univano la città e l’Italia a quel tempo, nonché della ricezione dei testi italiani in Francia e in particolar modo a Tolosa.

Note

1 Vedi il sito: e-revues.pum.univ-tls2.fr/gallery2.

2 Sempre sullo stesso sito, vedi scheda Erodoto (1539)_2.

3 In questa nostra selezione, non sono stati presi in considerazione i due incunaboli in italiano.

4 Giuseppe FUMAGALLI, Lexicon typographicum Italiae. Dictionnaire Géographique d’Italie pour servir à l’histoire de l’imprimerie dans ce pays, Firenze, Leo S. Olschki editore, 1905, 1966 (2), p. 214.

5 Idem, p. 498.

6 Tra le 26 schede dei volumi stampati dai Giolito, vedi ad esempio Gabiani (1551) oppure Castiglione (1556), ecc.

7 Vedi ad esempio scheda Domenichi (1564).

8 Nonostante il numero di volumi sia vicino a quello fiorentino, i libri pubblicati a Roma non sono stati schedati.

9 Martin LOWRY, Le Monde d’Alde Manuce: Imprimeurs, hommes d’affaires et intellectuels dans la Venise de la Renaissance, trad. fr., Paris, Promodis – Éditions du Cercle de la Librairie, 1989, p. 36.

10 Idem, « Heurs et Malheurs d’une entreprise » in Le Monde d’Alde Manuce: Imprimeurs, hommes d’affaires et intellectuels dans la Venise de la Renaissance, Paris, Promodis – Éditions du Cercle de la Librairie, 1989, p. 151.

Per citare l'articolo

Nadège Picauron, «I libri italiani nelle collezioni patrimoniali della Bibliothèque Municipale di Tolosa», Line@editoriale [En ligne], N° 001 - 2009, Varia, mis à jour le : 20/04/2017, URL : http://revues.univ-tlse2.fr/pum/lineaeditoriale/index.php?id=111.

A proposito dell'autore :  Nadège Picauron