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N° 012 - 2020 - Vocabolari plurilingui XV-XVIII

[Sommario del numero]

 

Jean-Luc Nardone

Bibliografia di ricerca introduttiva

Abstract

Introductory bibliography to multilingual dictionaries.

Riassunto

Bibliografia introduttiva ai dizionari plurilingui.

Testo integrale

I vocabolari poliglotti tra Francia e Italia dal Cinquecento al Settecento.

1Come si traduceva nel Rinascimento? La maggior parte degli studi dedicati alla lettura e alla diffusione dei testi in Europa trascurano l’apparato « tecnico » del traduttore e soprattutto gli strumenti a sua disposizione. Orbene, con la stampa compare presto uno strumento oggi scomparso, ossia il vocabolario plurilingue, da tre a dodici lingue. Qualche raro studio1 riguarda questo campo però fondamentale, perché evidenzia una traduzione chiamata « orizzontale », cioè tra due vernacoli.2 Quei vocabolari hanno il proprio sistema di funzionamento di cui vorremmo capire i meccanismi, le incidenze ma anche l’efficacia lessicale. Per questo, a partire da un primo campione ben preciso di vocabolari scelti per il loro carattere rappresentativo, desideriamo fissare dei risultati liminari che evidenzierebbero come vengono organizzati questi strumenti, dalla loro macrostruttura al semplice elemento lessicale.

2Questo lavoro si inserisce in un progetto di ricerca internazionale sull’origine e sull’evoluzione delle reti degli scambi in Europa. Si tratterà di lavorare con i paesi partner sul contenuto e sulle poste in gioco pluridisciplinari dei primi vocabolari bilingui, trilingui e multilingui dei XVI-XVIII secoli pubblicati in Europa, che il gruppo di ricerca censito e poi selezionato.

3L’approccio sarà pluridisciplinare: oltre gli aspetti linguistici e storici, verranno consolidate le prospettive di lavoro identificate nei campi della filologia romanza, della biblioteconomia, della lessicografia, ecc., e si tratterà di convalidare la pertinenza di criteri trasversali (semantici, storici, culturali).

4Questo progetto è totalmente inedito: i traduttologi hanno tralasciato questa questione tuttavia fondamentale per lo studio della lettura dei testi da un paese all’altro nel corso dei secoli, qualunque sia stato il loro genere. Infatti, numerosi progetti europei sulla traduzione e sulle umanità digitali lavorano su opere o su collezioni antiche precise senza tuttavia prendere in piena considerazione la diffusione dei vocabolari già ben presenti.

5Lavorare a questo progetto significa porre le basi della comunicazione scritta in Europa. Lo studio di un vocabolario solo avrebbe senso soltanto per il paese interessato mentre la messa in rete di parecchie di queste « opere-vettori » dimostra già la loro interdipendenza in una prospettiva macro-contestuale degli scambi europei, in un’epoca in cui si delineava quella che fu chiamata a posteriori la République des Lettres.

6Il convocare tutte quelle competenze europee, già percettibili e necessarie in alcuni vocabolari trilingui antichi, in cui due lingue ermetiche tra di esse permettevano a eruditi di comunicare grazie a una lingua erudita che fungeva da tramite come il latino, nasce dalla volontà di capire le prime strategie di comunicazione e di edizione in uno spazio come il continente europeo dove la mobilità politica, religiosa, economica e culturale ha sempre avuto un posto importante. La comunicazione orale ma soprattutto scritta con l’avvento della stampa ha non solo evidenziato quei vettori linguistici, ossia i vocabolari, in quanto strumenti dei traduttori, ma ha messo in rilievo anche le politiche di diffusione delle lingue in questione.

7L’esistenza stessa di vocabolari multilingui in vari paesi europei pone il problema della loro contestualizzazione nelle pratiche e nelle poste in gioco della comunicazione scritta ed orale in epoca moderna. Il progetto è quindi di riunire esperti di discipline diverse e di lavorare su un campione lessicale, allo scopo di riflettere su:

8– la vernacolarizzazione dei saperi linguistici in epoca moderna, alla quale contribuiscono i vocabolari.

9– l’autonomizzazione dell’enjeu linguistico, attraverso per esempio la professionalizzazione della figura del traduttore e la specializzazione funzionale dei suoi strumenti di lavoro.

10– la produzione e il commercio del libro poliglotta, particolarmente da alcuni poli ormai ben individuati (Venezia, Parigi, Lione, Basilea, ecc.).

11La complementarità delle discipline tra i ricercatori deve permettere di incrociare le nostre metodologie di ricerca, e l’oggetto del nostro studio – il vocabolario plurilingue – sembra ideale per questo tipo di lavori. Infatti, al contrario del vocabolario unilingue o bilingue, che mira più precisamente a dare definizioni equipollenti di tutte le parole di una o di due lingue, i vocabolari plurilingui hanno un obiettivo meno erudito e più pragmatico. Sono essenzialmente vocabolari per un pubblico specifico (mercanti, viaggiatori, pellegrini, cortigiani, ecc.) che si inseriscono in logiche storiche e sociali: così le Guerre d’Italia, che prendono inizio nel 1494 e oppongono nella Penisola gli eserciti imperiali e spagnoli da una parte e gli eserciti francesi dall’altra, causano per esempio l’emergenza di vocabolari trilingui che permettono agli italiani di « comunicare » con gli invasori. La stessa elezione di Carlo Quinto suscita ad esempio l’introduzione del fiammingo in numerosi vocabolari plurilingui per permettere ai cortigiani belgi e olandesi di conoscere lo spagnolo, ecc. Di fatto, gli storici così come gli umanisti si interessano allora alle corrispondenze, alle categorie e alle definizioni proposte da quegli « strumenti » linguistici.

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I. Vocabolari bilingui « verticali »

12- Elio Antono De Lebrija, Dictionarium latinohispanicum et vice versa etc., Anvers, in Joannis Steelsii, 1560 [Vocabolario molto interessante visto che offre una doppia voce, latino-spagnolo e spagnolo-latino. Pubblicato ad Anversa nel contesto di guerra politica e religiosa tra Spagna e Paesi Bassi].

13- Anonyme, Dittionarietto latino con la dichiaratione italiana etc., Venetia, appresso Vincentio Valgrisi, 1569 [Vocabolario per l’apprendimento dei bambini].

14- Thomas Cooper, Thesaurus linguæ Romanæ et Britannicæ etc., Londres, 1573 [Uno dei rari vocabolari pubblicati in Inghilterra anteriori al John Florio].

15- Robert Estienne, Petit dictionnaire françois-latin etc., Paris, Imprimerie de Robert Estienne, 1574.

16- Jean Nicot (1530-1600), Le Grand Dictionnaire françois-latin etc., Rouen, chez Pierre L’Oyselet, 1609, in 4°. [Stranamente questo Grand Dictionnaire non è stato l’oggetto di uno studio sistemico].

17- Hieronymo Cardoso, Dictionarium latino lusitanicum et vice versa etc., Lisbonne, ex officina Petri Crasbeeck, 1619.

II. Vocabolari trilingui « semi-verticali »

18- Anonyme, Dictionnaire ou vocabulaire couché en vocables latins, françoys et alemans etc., [Lyon], [Claude Veycllier], [1530 ?] [Numerose incertezze su questo primissimo vocabolario, che cercheremo di chiarire].

19- Peter Dasypodius, Dictionarium latino-germanico-polonicum etc., Dantzig, Andreæ Hunefeldii, 1642 [Molto interessante per la lingua polacca ma si noti che Dasypodius aveva pubblicato un vocabolario latino-tedesco nel 1596. [Utile per lo studio delle tappe della creazione di vocabolari verso lingue “periferiche”].

20- Jonas Petro Gothus, Novum dictionarium latino-sveco-germanicum sveco-latinum et germanico-latinum, Hambourg, 1700. [Caso molto interessante per le lingue nordiche. Si noti pure la data, inizio XVIII secolo, che permette una riflessione sul tempo delle migrazioni delle lingue e sulle strategie editoriali].

III. Vocabolari poliglotti « semi-verticali »

21- Anonyme, Sex linguarum, Latinæ, Gallicæ, Hispanicæ, Italicæ, Anglicæ, & Teutonice, dilucidissimus dictionarius, Stampata in Venetia, per Marchio Sessa, 1541.

22- Noël de Barlaimont, Vocabulaire en quatre langues, flamengue, françoise, latine, espagnole à tous ceulx qui les voudront apprendre etc., Louvain, Bartholomy de Grave, 1551.

23- Ambrogio Calepino, Ambrosii Calepini dictionarium, quanta maxima fide ac diligentia fieri potuit accurate emendatum multisque partibus cumulatum. Adjectæ sunt latinis dictionibus, hebræa græcæ, gallicæ, italicæ, germanicæ et hispanicæ. Accesserunt insignes loquendi modi lectiores etymologiæ, opposita, translationes, adagia ex optimis quibusque auctoribus decerpta, Lugduni, apud G. Rouillum, 1578.

24- John Baret, An alvearie or quadruple dictionarie, containing foure sundies tongues: English, Latine, Greeke and French etc., Londres, Henricus Denhamus, 1580.

25- Anonyme, Dictionarolum cum colloquis aliquot latine, germanique, gallice, italique, Genève, 1634.

26- Anonyme, Le Dictionaire des huict langaiges : c’est à sçavoir grec, latin, flameng, françois, espagnol, italien, anglois et aleman, Lyon, par Michel Jove, 1558. [Vero e proprio unicum, questo piccolo vocabolario in- 16 di 223 pagine su otto colonne è organizzato in 55 capitoli tematici nella parte I e 4 capitoli grammaticali nella parte II (verbi, nomi, aggettivi, periodi).

IV. Vocabolari bilingui « orizzontali »

27- Anonyme, Libro el quale si chiama introito e porta […] todescho o italiano, Venise, Adam von Rottwell, 1477 [Documento eccezionale di un incunabolo “orizzontale” sicuramente legato alla storia dei peregrinaggi che partivano da Venezia], 2nda edizione nel 1479.

28- John Florio, Dictionarie of the Italian and English tongues etc., Londres, Melch. Bradwood, 1611 [Il famosissimo vocabolario “shakespeariano” non sarà l’oggetto di uno studio appropriato per ora ma potrebbe entrare in un progetto futuro sull’Inghilterra].

29- Levinus Hulsius, Dictionarium teusch-italianisch und italianisch-teutsch, Francfort sur Main, Nicolaum Hofmnnum, 1618.

30- Jean d’Arsy, Le Grand dictionnaire François-flamen etc., Utrecht, Jan van Waesberge, 1643-1645.

31- Anonyme, A Copious English and Netherduytch dictionarie etc., Rotterdam, Aernout Leers, 1647-1648.

32- Anonyme, Swensk och fransösk orde-book efter en naturlig ordning, vnder wisza titlar; jemte samtal och bref. Vocabulair svedois & françois, suivant l'ordre naturel des titres; ou l'on a ajouté les dialogues & lettres choisies, Stockholm, 1703.

V. Vocabolari plurilingui « orizzontali »

33- Anonyme, Lexicon tetraglotton. An English-French-Italian-Spanish Dictionary etc., Londres, Samuel Thomson, 1668.

VI. Andando oltre

34- Il campo orientale. Esistono infatti più vocabolari che evidenziano lingue latine con l’arabo o l’ebreo (David De Pomis e il suo vocabolari italiano, latino, ebreo del 1586, o il Dittionario della lingua volgare arabica et italiana di Domenico Germanus De Silesia, del 1636).

35- Il campo dialettale. Abbiamo messo da parte i numerosi vocabolari che mettono in gioco un dialetto. Sono parecchi e riguardano più paesi europei. Per la Francia, per esempio, si pensi al vocabolario francese-occitano di Pierre Goudelin (1638) o francese-brettone di Guillaume Quiquer (1633).

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Note

1 Charles Beaulieux, (1904), Liste des dictionnaires, lexiques et vocabulaires antérieurs au Thresor de Nicot, in Mélanges de Philologie offerts à F. Brunot, Paris, (rist. Genève, Slatkine, 1972), p. 371-398; Luigi Emery, « Vecchi manuali italo-tedeschi. Il “Vochabuolista” – Il Berlaimont – La “Ianua Linguarum” », in Lingua Nostra, VIII, 1947, p. 35-38; Albert La Barre, Bibliographie du Dictionarium d’Ambrogio Calepino, Baden Baden, Valentin Koerner, 1975; Fernand Braudel, L’Italia fuori d’Italia. Due secoli e tre Italie, in Storia d’Italia, Torino Einaudi, 1980, II, 2, p. 2091-2248; Alda Rossebastiano, Antichi vocabolari plurilingui d'uso popolare: la tradizione del Solenissimo Vochabuolista, Alessandria, Edizioni dell’Orso, 1984; Edward Stankiewicz, Grammars and dictionaries of the Slavic languages from the Middle Ages up to 1850: an annotated bibliography, Berlin, Mouton, 1984; Anna-Maria Finoli, « “...L’intelligence des mots est intelligence de toutes choses...”: italiano e francese nei vocabolari plurilingui del sec. XVI », in E. Biancardi et al. (dir.), Le culture esoteriche nella letteratura francese e nelle letterature francofone. Problemi di lessicologia e lessicografia dal Cinquecento al Settecento, Fasano, Schena, 1989, p. 345-349; Ead., « Italien et français dans l’“Utilissimo Vocabulista” », in Le Moyen Français : recherches de lexicologie et de lexicographie, Actes du VIe Colloque International sur le Moyen Français, Milan, 4-6 mai 1988, Milano, Vita e Pensiero, 1991, vol. I, p. 61-82; Mario Mormile, Storia dei vocabolari bilingui italo-francesi: la lessicografia italo-francese dalle origini al 1900 con un repertorio bibliografico cronologico di tutte le opere lessicografiche italiano-francese e francese-italiano pubblicate, Fasano, Schena, 1993; Jitka Kresalkova, « I vocabolari boemi del Quattro-Cinquecento », in Italia e Boemia nella cornice del Rinascimento europeo, Firenze, Olschki, 1999, p. 277-287; Daniel Adam Z Veleslavana et al., Nomenclator quadrilinguis Boemico-Latino-Græco-Germanicus, Praha, Academia, 2015.

2 La maggior parte dei vocabolari bilingui offre un profilo abbastanza simile, ossia tra la lingua nazionale e il latino. Questi vengono chiamati vocabolari di tipo « verticale » il quale sancisce il passaggio da una lingua erudita (latino o greco) ad un vernacolo. I vocabolari « semi-verticali » sono vocabolari trilingui, molto interessanti poiché permettono di anticipare i vocabolari bilingui « orizzontali » i quali usano il latino come lingua di tramite tra due vernacoli. Quei vocabolari permettono associazioni del tutto straordinarie tra due vernacoli a volte molto ermetici tra di essi. Dopo i vocabolari bilingui semi-verticali, alcuni editori pubblicano logicamente vocabolari in cui il latino (e/o il greco occasionalmente) permette di superare il semplice bilinguismo vernacolare.

Per citare l'articolo

Jean-Luc Nardone, «Bibliografia di ricerca introduttiva», Line@editoriale [En ligne], N° 012 - 2020, Vocabolari plurilingui XV-XVIII, mis à jour le : 31/05/2020, URL : http://revues.univ-tlse2.fr/pum/lineaeditoriale/index.php?id=1392.

A proposito dell'autore :  Jean-Luc Nardone

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